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il 23.12.2011 alle 17:09 nella categoria notizie, ambiente.
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La locanda della posta, che sta per essere abbattuta, è uno degli edifici storici di Caserta che più sono presenti nella memoria. Il timpano sorretto dalle due colonnine di ghisa della facciata è uno degli elementi tipici della piazza Vanvitelli, il cuore della città.
Nella pianta del 1750, la piazza Mercato (oggi Vanvitelli) è proprio caratterizzata dai tre edifici principali: Palazzo Vecchio (oggi Prefettura), il Regio Granile (al posto del quale oggi è la Banca d’Italia) e la locanda della posta.
Queste locande erano luoghi dove il viaggiatore poteva rifocillarsi, riposare ed affittare cavalli freschi: nell’archivio della Reggia è conservato il menu della locanda della posta del 1763.
E’ ormai divenuta una triste abitudine quella di lasciare che gli edifici storici della città si degradino, li si lascia abbandonati alle intemperie, in maniera che dopo alcuni anni, divenuti ricettacolo di sporcizia, si chieda a gran voce da più parti di ripristinare il decoro degli spazi urbani.
Con malinconia assistiamo all’ennesima perdita irreparabile di memoria storica, in cui i muti testimoni del passato sono ridotti a facciate di uno scenario di cartapesta, centri storici che diventano non luoghi, sempre più simili ad anonimi centri commerciali….
E’ paradossale constatare che, mentre in ogni Paese del mondo si invidia la nostra storia, il nostro passato, le testimonianze che popoli meno fortunati cercano di riprodurre con manufatti in “finto antico”, tentando inutilmente di riprodurre le atmosfere, i paesaggi urbani dei nostri centri antichi, nel nostro Paese queste stesse testimonianze soccombono, pezzo a pezzo, ai colpi di malintese leggi del mercato. Non c’è, infatti, ragione economica che tenga: secoli di storia non hanno prezzo.
Dovrebbe farci comprendere qualcosa il fatto che famosi personaggi acquistano a prezzi iperbolici
appartamenti nei centri storici più famosi d’Italia!
Se Caserta, grazie agli abbattimenti indiscriminati consentiti col Piano di recupero dovesse continuare a distruggere il suo tessuto storico, la Reggia si troverebbe circondata da una Disneyland dalla quale il turista scapperebbe definitivamente.
Mi sia consentita un’ultima annotazione: la crisi economica che stiamo vivendo dovrebbe almeno costituire un’occasione di riflessione. Un time-out nella corsa al consumo di suolo e alla indiscriminata sostituzione edilizia è necessario per farci riflettere sulle ricchezze che abbiamo ereditato, prima di distruggerle: lo abbiamo fatto negli ultimi cinquanta anni e ne abbiamo ricavato solo impoverimento e disoccupazione.
arch.
Maria Carmela Caiola
presidente Italia Nostra Sezione di Caserta